L’Italia della crisi - Parte 1

Negli ultimi mesi avevo avuto così tanto tempo libero da passare intere giornate davanti a...


L’Italia della crisi - Parte 1

L’Italia della crisi - Parte 1
Negli ultimi mesi avevo avuto così tanto tempo libero da passare intere giornate davanti al televisore. Colto da una specie di compulsione, avevo visto una marea di programmi dedicati ai fatti politici e alle tematiche sociali in Italia e quindi, senza sforzo, ho potuto improvvisare: «Immaginatevi la scena. In una sperduta isola tropicale è una piacevole mattina d’estate. Non soffia un alito di vento e gli unici rumori che disturbano il silenzio sono quelli delle onde che s’infrangono dolcemente sulla riva. In un bar, seduti all’ombra di una palma, tre sconosciuti, si accorgono di parlare la stessa lingua, l’italiano. Sorpresi di essersi trovati in un posto così lontano dall’Italia, iniziano a raccontare le vicende che li hanno portati in quel luogo remoto.»

«Io ero un politico. Durante la mia carriera ho fatto tanti favori, molti ricambiati, e sono diventato ricco. Qui ho investito in una lussuosa villa dove trascorro un paio di settimane l’anno.»
«Io sono un imprenditore. In Italia lavoravo fino a dodici ore il giorno e a malapena sopravvivevo per le tasse elevate e per la concorrenza a basso costo dell’Europa orientale. Poi, due anni fa, ho augurato delle buone ferie ai miei operai e, ad agosto, ho smantellato tutto per trasferire la mia fabbrica in Polonia. Mi è dispiaciuto per quelle povere persone che da anni lavoravano per me e che al ritorno dalle vacanze non hanno più trovato il lavoro, ma in compenso ora guadagno bene, fatico meno e mi posso permettere di stare in vacanza su questa meravigliosa isola.»
«Io ero una dipendente di una società d’informatica che, per battere la concorrenza, mirava a ridurre i costi del personale e mi costringeva a lavorare fino a tardi e senza straordinari pagati. Mio marito, anche lui dipendente, era spesso costretto a delle lunghe trasferte. Così, spesso, i miei figli li vedevo solo qualche ora al giorno e mio marito solo nei weekend. Tutto è cambiato il giorno in cui abbiamo deciso di vendere il nostro appartamento, nel centro di Roma, vicino all’università e alla fermata metro. Le agenzie l’avevano valutato 800 mila euro ma all’acquirente gli abbiamo concesso un grosso sconto, perché un po’ ci faceva pena. Il poverino ha dovuto chiedere un mutuo e ora, per trenta anni, non gli è più permesso di ammalarsi o di perdere il lavoro. Come in passato c’era la schiavitù dei negri costretti a lavorare nelle piantagioni, oggi abbiamo questo nuovo tipo di schiavitù, quella di chi è costretto a lavorare per restituire i soldi alle banche.»

«Ecco, la vostra storia potrebbe iniziare così. Abbozzata la trama poi bisognerebbe caratterizzarla con dei personaggi grandiosi. Cerchiamo di dare un volto, un’anima ai protagonisti e conferirgli una qualche particolarità che li renda interessanti. Solo così la trama sarà più appetibile.»
Col gesso, ho diviso la lavagna in tre parti e sulla prima, sotto al titolo “Il politico”, ho iniziato a scrivere:
- Ladri, egoisti
Mentre scrivevo dei pensieri sgradevoli, come lo stridio del gesso sulla lavagna, mi sono passati velocemente per la testa: “Le ingiustizie, la corruzione, i soldi pubblici usati per interessi privati, gli sprechi, i continui e nuovi sacrifici imposti, le situazioni paradossali di un’Italia dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.”
- Avidi e ingordi
“Questi parassiti vivono di favoritismi e privilegi e campano sulle spalle di chi lavora e produce. Per anni hanno speculato e dissipato i nostri beni. Sono come dei piranha che divorano le carni di chi capita nelle loro acque e noi, purtroppo, siamo caduti in quelle acque.”
- Inadeguati e opportunisti
“Occupano posti di responsabilità pur essendo non adatti e incapaci a gestirli. Che astio provo nel vederli in televisione, nei programmi d’informazione, con i loro discorsi non inspirati dal cuore ma da una mente sottile e calcolatrice, con le loro finte soluzioni mai messe in pratica, con l’oceano di belle parole al vento che non portano a nulla, oggi dette e domani già dimenticate.”
- Boriosi
“Si sentono come sovrani.”
- Poco credibili
“Questi bugiardi sono superficiali e poco seri. Fanno finta d’interessarsi ai problemi e ai disagi della gente, ma, in realtà, sono legati alla loro comoda e cara poltrona e ricercano solo i consensi per conservarla.”
- Curati e ben vestiti
“Ci mancherebbe… appartengono a un rango sociale elevato e ne hanno di soldi da spendere.”
Ho posato il gesso e mi sono ritirato per rileggere i punti appena scritti.
Traspariva rabbia, frustrazione, irritazione, senso di impotenza e un giudizio molto negativo, sicuramente influenzato dalla mia situazione, dalla crisi nera degli ultimi anni e dal comportamento di quei farabutti che, anziché tutelare la povera gente, avevano fatto gli interessi delle banche, dei mercati, dei grossi gruppi industriali e dei cosiddetti poteri forti.
Da quando il mio orizzonte era stato offuscato da nuvoloni cupi e minacciosi e i problemi avevano preso il sopravvento, per mille e una ragione, vedevo tutto nero e lo sfoggio di privilegi mi causava il voltastomaco.
Ho chiesto: «Un vostro genitore o conoscente è imprenditore? Sapreste indicarne le caratteristiche?»
Alcuni hanno alzato la mano allora ho detto: «Okay la compilazione della seconda parte è compito vostro. La terza parte è invece di nuovo compito mio. Nella vita ne ho conosciuti d’informatici. Prima, però, torniamo sull’isola e alla dipendente che sta raccontando la sua vicenda.»

«Con il ricavato della vendita, su quest’isola, abbiamo acquistato una grande villa di tre piani con un immenso giardino e una splendida piscina. La nostra vita è migliorata. Il sole e il mare hanno sostituito lo smog e quelle polveri sottili che quasi ci facevano ammalare e niente più stress, niente più di quelle spese che, in Italia, ci facevano arrivare a fatica alla fine del mese. La benzina, l’abbigliamento e il riscaldamento sono solo un ricordo. Con il cambio favorevole e il basso costo della vita qui potevamo vivere di rendita, ma, pensando al futuro dei nostri figli, abbiamo trasformato la villa in un piccolo hotel a cinque stelle. L’hotel va bene perché questa è un’isola per ricchi e, in Italia, come nel resto del mondo, nella crisi i ricchi diventano sempre più ricchi.»

Continua…

G. D’Angelo






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