La partita del secolo Italia Germania 4-3

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La partita del secolo Italia Germania 4-3

La partita del secolo Italia Germania 4-3
In una tiepida serata estiva di quarantaquattro anni fa, il 17 giugno 1970, due bambini stanno giocando nel giardino di casa, in attesa della mezzanotte.
Hanno appena cenato e, impazienti ma contenti, cercano di far passare il tempo e combattere il sonno per vedere in tv, a notte fonda, la semifinale della Coppa del Mondo.
Ignari del grande evento cui sono destinati ad assistere, stanno distesi sull’erba ancora verde e fresca, nonostante l’estate incombente, e come buon presagio per la loro Italia che si appresta ad affrontare la temibile e favorita Germania Ovest, contano una ad una le stelle che lampeggiano tremule nel cielo limpido.
Il giorno è ormai andato via e con l’imbrunire sono comparse le prime lucciole. I piccoli puntini luminosi si rincorrono ai margini dei campi come lampioncini intermittenti, come stelle prestate alla terra e i bambini vedendole, di scatto, si sono alzati per inseguirle. Ora corrono e urlano felici ma anche ansiosi per una mezzanotte che non arriva mai.
Ce ne vuole ancora di tempo e più si è impazienti, più ce ne vuole.
La Germania è molto forte, ha stravinto il girone eliminatorio e nel quarto di finale ha battuto l’Inghilterra campione in carica, ribaltando l’iniziale svantaggio di due reti a zero. Ma questo non li preoccupa, nei pensieri dei bambini c’è solo la rassicurante e netta vittoria degli azzurri contro i padroni di casa del Messico, per 4-1, nell’altro quarto di finale.
Lentamente, l’interminabile giornata sta volgendo al termine e si comincia ad assaporare l’approssimarsi del fischio d’inizio.
La tv, ancora in bianco e nero, trasmette su soli due canali, ma il grande evento dei mondiali è in diretta e la Nazionale di Valcareggi ha la capacità di incollare davanti allo schermo l’intero popolo italiano. Così anche i genitori, seppur non tifosi di calcio, sono lì, presenti ad ascoltare l’inno nazionale ma il cuore dei bambini palpita più forte, con eroici e teneri desideri.
Dopo appena otto minuti esplode già la gioia. L’Italia va in vantaggio con uno splendido tiro di Boninsegna, al termine di una combinazione con Riva.
La partita prosegue con l’Italia che si difende con ordine e a volte, con veloci contropiedi, insidia i tedeschi, ma il vero protagonista è il portiere italiano Enrico Albertosi che, con interventi decisivi, conquista il titolo di miglior azzurro in campo.
Il tempo passa, mancano pochi minuti alla fine dell’incontro. Uno dei bambini, non abituato a restare sveglio dopo la mezzanotte, preso dal sonno, ormai convinto che l’Italia è in finale, soddisfatto se ne va a letto. Se avesse saputo che la partita non sarebbe terminata al novantesimo e che i tempi supplementari sarebbero entrati nella storia, forse, non avrebbe avuto voglia di dormire e sarebbe rimasto sveglio. Il giorno dopo, con curiosità, vedrà quelle immagini perse ma purtroppo senza avvertire la stessa delusione, rabbia, abbattimento, tensione, suspense, eccitazione, sollievo, gioia e gratitudine che solo la diretta può dare.
All’epoca, contrariamente a quanto succede oggi, tutti gli arbitri fischiavano la fine della partita al novantesimo e invece, nonostante che i tempi regolamentari siano già terminati, l’arbitro ancora non fischia. I secondi passano interminabili. Che cosa sta aspettando? Il bambino è seduto sulla punta della sedia con le braccia distese in avanti, pronto a scattare in piedi per festeggiare la vittoria ma, dopo ben due minuti e mezzo oltre i tempi regolamentari, accade l'inverosimile. Un ennesimo cross, c’è un giocatore biondo con la maglia bianca completamente solo in area. No, questo non deve e non può accadere. No, proprio ora no. Seguendo il movimento della palla il bambino inizia a scivolare giù dalla sedia e si accascia a terra disperato quando Schnellinger, il difensore tedesco che mai aveva segnato in Nazionale, insacca il gol del pareggio che porta le squadre ai supplementari. Una vera beffa che cancella di colpo la felicità per una vittoria già assaporata.
All’inizio del primo tempo supplementare lo stato d’animo degli italiani non è dei migliori e Gerd Müller ne approfitta subito. Al 4’, abile a sfruttare un errato tocco della difesa italiana, segna il gol del vantaggio tedesco.
Tutto sembra finito, è chiara la sensazione che la partita sia irrimediabilmente persa e fra gesti di stizza dettati dalla delusione, musi lunghi e imprecazioni di rabbia contro l’arbitro, reo di non aver terminato l’incontro quando doveva, l’abbattimento è palpabile. Il bambino non riesce più a stare seduto. Nervosamente passeggia avanti e indietro, scoccando tristi e furtive occhiate al televisore quando, inaspettatamente, Tarcisio Burgnich, un altro difensore, questa volta italiano, anche lui poco pratico al gol, pareggia. Un sentimento indescrivibile di sollievo, contentezza, gratitudine invade l’animo del bambino ma addirittura, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare, la felicità diventa incontenibile quando Gigi Riva, con uno straordinario assolo, segna il 3-2.
L’Italia è di nuovo in vantaggio e mancano solo quindici minuti al termine. Questa volta c’è la convinzione che la partita sia vinta, tanto più che Beckenbauer, il forte capitano tedesco, è rientrato in campo con un braccio fasciato intorno al collo, in seguito alla lussazione della spalla. Tuttavia, al quinto minuto del secondo tempo supplementare, da un calcio d’angolo per i tedeschi, Seeler colpisce di testa. La palla sembra indirizzata fuori, ma Müller interviene e, trovando uno spiraglio tra il palo e Rivera, pareggia un'altra volta.
Mentre il bambino, nuovamente a terra, batteva i pugni sul pavimento, la televisione trasmetteva l’immagine sconsolata di Gianni Rivera, ancora sulla linea di porta, con la testa appoggiata al palo, distrutto per non essere riuscito a intervenire, per il grave errore forse decisivo per le sorti della gara.
Giusto il tempo di mettere la palla a centro che Boninsegna se ne va sulla fascia e fa un cross al centro, proprio verso Rivera.
Nel momento in cui Rivera, di piatto, colpiva il pallone, il bambino stava ancora seduto a terra, appoggiato alla gamba della sedia, ma dopo qualche centesimo di secondo era già in volo con le braccia in alto come un piccolo Superman e urlava, urlava a squarciagola di gioia vedendo la palla superare il portiere Maier, spiazzato dal geniale tocco.
Come sia stato possibile che si sollevasse da terra così velocemente questo resterà per sempre un mistero che non può essere spiegato né dalle leggi della natura e né dalla mente umana. Fu un evento incomprensibile, un piccolo miracolo dovuto ai colpi di scena, alla suspense, alla tensione, all’eccitazione senza fine di quell’epico e definitivo 4-3.
Al momento del gol di Rivera, in tutta Italia, il silenzio fu squarciato da un urlo di gioia incontenibile, giustificato e amplificato a dismisura dal repentino cambio d’umore avvenuto, in pochi istanti, dal passaggio dalla profonda delusione del pareggio tedesco all’immensa felicità del gol italiano.
Il telecronista, Nando Martellini, al termine di due ore di sofferenza e di esultanza pronunciò le seguenti parole: «Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per le emozioni che ci hanno offerto.» Giusto riconoscimento a dei campioni che ci hanno regalato la più meravigliosa delle vittorie lottando fino all’ultimo, pur stremati dalla battaglia e dall’aria rarefatta.
Quando il bambino andò a letto era notte fonda e dalla strada giungevano i primi echi dei festeggiamenti.
Nel lettino sorrideva beato, avendo avuto la fortuna di aver visto la partita più emozionante della storia del calcio proprio nel periodo della prima giovinezza, della spensierata età che amplifica e fa apparire tutto più bello. Per questo, anche se in futuro assisterà ad altre importanti e avvincenti vittorie, quell’Italia Germania 4-3, nonostante sia stata vista di notte, in bianco e nero, su scomode sedie di legno, resterà per sempre la partita della sua vita.

G. D’Angelo





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