Decreto IMU-Bankitalia. Anche la Commissione Ue si è accorta che favorisce le banche. Solo i politici e la stampa ancora lo ignorano.

E, guarda caso, anche la Commissione Europea si è accorta che nel decreto IMU-Bankitalia c'è qualcosa che favorisce gli istituti di credito.
E' notizia di oggi, 28 febbraio 2014, che pochi giorni fa è partita una lettera dalla Commissione Ue diretta al Tesoro dove in sostanza si ipotizzano, dietro la rivalutazione delle quote di Bankitalia, aiuti di Stato alle banche.

Tanto per non dimenticare voglio rinfrescare la memoria su quello che è successo in Italia, in quei giorni, quando il decreto Imu-Bankitalia è stato convertito in legge alla Camera grazie alla "ghigliottina" applicata, per la prima volta nella storia repubblicana, dalla presidente Laura Boldrini per interrompere l'ostruzionismo del M5S contrario al decreto.

Per capire il perché di tanto polverone avevo iniziato a cercare informazioni sull'argomento.
Una ricerca non facile. In Italia l'informazione ha un problema serio, alcuni fatti vengono clamorosamente dimenticati. Sembra che la macchina dell'informazione non approfondisca certi contenuti oppure li omette volontariamente per cercare di distogliere l’attenzione da alcuni argomenti scomodi.

Negli articoli si parla di IMU (scompare la seconda rata 2013), si parla di ACCONTI PER IMPRESE, BANCHE, ASSICURAZIONI (aumenta l’acconto Ires), si parla di BANKITALIA (il tetto delle quote passa dal 5% al 3%) e non si riesce a capire cosa ha generato tanta agitazione in parlamento.
Infine trovo l'articolo "Il vero scandalo di Bankitalia" pubblicato su lastampa.it il 31/01/2014.
Leggi l'articolo
L'autore scrive la seguente frase:
"La Banca d’Italia pesca dalle sue riserve e aumenta il capitale a 7,5 miliardi, come farebbe qualsiasi altra società chiamata ad allineare il proprio valore a quello…di mercato. A favore degli azionisti, certo. E di chi altri?"

Ed ecco che finalmente forse capisco.

Normalmente, quando c'è un aumento di capitale, sono i soci a dover sborsare il danaro per ricapitalizzare. Invece, in questo caso, i 7,5 miliardi li mette Bankitalia e sono un patrimonio a esclusivo vantaggio dei partecipanti al capitale sociale (per il 95% in mano a banche private) e, al contrario, rappresentano un reddito sottratto allo Stato.
Quindi il valore delle quote di Bankitalia sale a 7,5 miliardi di euro e le banche vedranno la propria partecipazione rivalutata enormemente, di circa 44000 volte. Inoltre il decreto impone a chi detiene più del 3% delle quote di vendere. Saranno quindi i compratori a dover sborsare i soldi che poi entreranno nelle tasche, a esempio, di Unicredit che detiene circa il 22% delle quote. Unicredit dovrà quindi vendere tutte le quote oltre il tetto del 3%, e incasserà circa un miliardo e 283 milioni di euro.
Il bello è che se nessun privato è disposto ad acquistare le quote allora la banca centrale, quindi tutti noi, è tenuta a ricomprarsi le quote eccedenti a prezzi che sono stati artificiosamente gonfiati.

Nonostante che questo decreto pare proprio una truffa ai danni dei cittadini e un regalo alle banche, l'autore dell'articolo "Il vero scandalo di Bankitalia" a un certo punto scrive:
"Un regalo? Si e no. Perché sulle quote rivalutate le banche pagheranno le tasse, e nelle casse dello stato entreranno 8-900 milioni."
Questa frase mi ricorda quello che facevo a mia figlia quando era più piccola:
"Dammi la tua banconota di 10 euro che io ti do 3 monete da 10 centesimi." E per convincerla aggiungevo: "Tu mi dai 1 pezzo io 3. Vedi che ci guadagni?"
Però oggi, a 10 anni, mia figlia ha capito il valore dei soldi e non ci casca più. Anche lei capirebbe che 7,5 miliardi sono più di 8-900 milioni.

Ma l'articolo si spinge oltre, addirittura sembra che sono le banche che hanno fatto un regalo ai cittadini. Ecco cosa c'è scritto:
"Per tagliare l’Imu, la seconda rata, servivano all’incirca 2,2 miliardi. E non potendo agire su nessun’altra leva, a cominciare dalle tasse pagate dalle famiglie, il governo ha pensato bene di caricare i due terzi di questo sforzo proprio su banche e assicurazioni portando a quasi il 130% l’acconto Ires e Irap versato a fine anno.
Ripeto: versato, passato del verbo versare. Cash!
Un bel regalo davvero!"

In realtà le banche non versano nulla di più di quello che devono. Infatti le imposte sui redditi avvengono in 2 fasi, se hanno anticipato più denaro con l'acconto al saldo pagheranno di meno.
Ripeto: ottengono 7,5 miliardi e non versano, negazione del presente del verbo versare, nulla di più di quello che devono.
Per lo stato una bella fregatura davvero!

Come mai poi il governo ha pensato di mettere assieme, nello stesso decreto, Bankitalia e il taglio dell’Imu? Sembra una scelta meditata, programmata, studiata a tavolino per nascondere qualcosa dietro un provvedimento sul taglio delle tasse e per blindare il primo provvedimento con ricatto sulla decadenza del taglio dell’Imu.
Se non fosse stato per l'opposizione del M5S, la stampa, assoggettata al potere economico-politico, avrebbe dato enfasi solo al taglio dell'IMU mentre l'altro provvedimento sarebbe stato omesso o al più sussurrato.

Possibile che Il governo, le authority e i trombettieri della stampa sono tutti collusi con i grandi banchieri?

In ultimo la Banca D’Italia dovrebbe vigilare sulle banche che però sono le proprietarie della Banca D’Italia.
Possibile che i controllati sono anche i proprietari dei controllori?


Nel dubbio che queste mie considerazioni possano contenere delle inesattezze le ho inviate alla redazione de La Stampa. Nella mail terminavo con "... vi prego, qualora lo ritenete, di comunicarmi eventuali inesattezze in queste mie considerazioni."
Non c'è stata alcuna risposta.

G. D’Angelo
Febbraio 2014