Il pericoloso potere della televisione ci ha reso un popolo di deficienti

L'ultimo articolo:
Retroscena della disfatta della Roma di Garcia a Napoli
l'ho scritto in poco meno di un'ora e tratta, in maniera divertente e leggera, della conclusione dell'avventura della Roma in Coppa Italia.
Invece il penultimo articolo:
Tutti si auspicano che l'Italia torni a crescere. Ma siamo sicuri che questo è un bene?
l'ho scritto in poco più di due settimane ed è un condensato di concetti e idee su, quello che ritengo, uno dei mali della nostra società, appunto il consumismo.

Ho voluto fare un esperimento:
ho pubblicato i due articoli contemporaneamente sul portale Oknotizie di Virgilio.

Il risultato mi ha confermato quello che sospettavo.
Dopo 24 ore l'articolo sulla Roma è stato letto 230 volte mentre quello sul consumismo 57 volte.

Il pubblico predilige l'articolo sulla Roma per lo stesso motivo per cui i cinepanettoni sono diventati un fenomeno di costume e sono adorati dalla nostra società.
Gli italiani preferiscono rasserenarsi e ridere e quindi premiano la comicità, anche se demenziale e ricca di volgarità, di questi semplici prodotti commerciali, interpretati sempre da celebrità e volti noti del grande e piccolo schermo, realizzati con l’unico obiettivo di sbancare al botteghino.
Piacciono anche perché rappresentano il sogno ideale da raggiungere fatto di belle donne, auto di lusso, mode, amori e corna tra feste e champagne in esclusive località sciistiche o esotiche.

Non piacciono invece i film che, pur avendo meriti artistici, fanno riflettere. Un film che induce profonde riflessioni, anche se fosse un capolavoro, viene classificato come "polpettone" e trascurato dalla massa.

Gli italiani preferiscono divertirsi e non pensare.

Sembra che qualcosa o qualcuno con un gioco di squadra ben congeniato, dopo anni, è riuscito a plasmare un popolo di deficienti, senza una testa pensante e quindi facilmente manipolabile e abbindolabile.
Incapace ad avere un pensiero proprio, senza una propria opinione e neanche la curiosità di averne una, l'italiano, narcotizzato dal divertimento e dalle distrazioni, spreca la propria vita dietro dogmi imposti, obbedendo ciecamente ai modelli trasmessi in modo implicito dall'alto. Modelli di vita, di comportamento, perfino di pensiero.
Così, in una società senza spirito critico, tutto quello che viene detto e commentato nei programmi televisivi viene accettato per vero.
Le informazioni e le interpretazioni di presentatori, giornalisti, politici, e altri, vengono accolte in modo passivo come reali, come vere.

Lo noto soprattutto nei bambini.
Mia figlia riempie lo spazzolino con la stessa quantità di dentifricio che vede negli spot.
Quando gli ho fatto notare che ne basterebbe una quantità inferiore la sua risposta è stata:
"Ma papà sei scemo? Ma non hai visto in televisione come si fa?"
Ma anche negli adulti.
Mia moglie, a esempio, decide di comprare un farmaco perché un medico in tv l’ha consigliato oppure decide di portare l'ombrello, anche se c’è il sole, perché la tv ha detto che sarebbe piovuto.
Le cose diventano vere solo perché sono state dette in tv. Passivamente si crede al "messaggio" trasmesso dalla televisione, considerata la detentrice della verità.

Così la tv assume un grosso potere, quello di "indirizzare" l’attenzione del telespettatore pigro verso questo o quel fatto, verso questo o quel personaggio oppure di "distoglierla" da un’altra notizia che per vari motivi non si vuole approfondire.
In questo modo riesce a monopolizzare l’attenzione di milioni di persone a proprio piacimento, e questo ha un impatto devastante sull'opinione pubblica, nel bene e nel male.

L'esempio più lampante, non unico, è quello di un proprietario di televisioni e di giornali che ha avuto la grande capacità di salire al potere con una storica e rapida ascesa in politica e allo stesso modo, dopo 20 anni, conserva ancora un notevole consenso nonostante, nel tempo, abbia manifestato qualche segnale d’incapacità a governare se non gli affari propri. Senza il suo potere mediatico, già da un pezzo, probabilmente sarebbe stato buttato fuori dai giochi, come del resto è capitato, nel frattempo, a molti leader politici suoi avversari.

Davanti alla tv siamo diventati un popolo di deficienti che abbocca e crede a tutto quello che vede.
Siamo come quel carabiniere che vedendo un tizio che, sbucciando le mele, getta via la polpa e conserva i semi, incuriosito, gli chiede:
"Ma cosa fai? Getti via le mele?".
Il tizio sicuro di sé:
"Certo! Ma lei non lo sa che i semi delle mele sviluppano l'intelligenza!?".
Il carabiniere sempre più incuriosito gli chiede:
"Ma li vendi?".
E l'uomo:
"Certamente!".
"E quanto costano?".
"5 euro l'uno!".
"Ok! Voglio provarli: dammene tre".
L'uomo prende i 15 euro dal carabiniere e consegna i tre semi.
Il carabiniere se li mangia e poi pensa ad alta voce:
"Cavolo! Ma con 15 euro mi compravo 15 kg di mele, sai quanti semi in più potevo avere".
E l'uomo:
"Vede già è diventato più intelligente di prima?".
E il carabiniere:
"Cavolo, hai ragione! Dammene altri tre".

Come nel carabiniere della storia, anche nel comportamento degli italiani, a volte, pare di scorgere un barlume di intelligenza ma poi torna tutto come prima.
Allora mi chiedo: “Stiamo messi male?”
No, stiamo messi molto peggio.


Se avete letto tutto l'articolo e avete cliccato anche sui link posti in testa allora vuol dire che siete curiosi. Vuol dire che, forse, c'è ancora una speranza.
Un giorno un grande uomo disse: "Non accontentatevi. Siate curiosi. Siate folli."
G. D’Angelo
Febbraio 2014