Ho fatto un'esperienza allucinante in un pronto soccorso di un ospedale di Roma

Quando eravamo entrati, oltre 12 ore prima, era giorno e pioveva ora invece è notte e fa freddo.
Un freddo gelido che penetra nelle ossa e che anchilosa le dita. Ma le smorfie sul viso non sono dovute al freddo pungente bensì al disgusto per quelle ore appena trascorse, fatte di stanchezza, di inaccettabili e interminabili attese, di lamenti di pazienti abbandonati in barelle accostate alle pareti dei corridoi, di condizioni che non si direbbero degne di un Paese civile.

Possibile che i politici non si rendono conto delle condizioni di estremo disagio e dei disservizi in cui versano i malati costretti a restare per ore e ore su una barella prima di essere visitati?
Ma loro non hanno mai avuto bisogno di un pronto soccorso? Forse si fanno curare a pagamento?
Hanno compreso che le esigenze di bilancio hanno messo a rischio il diritto fondamentale alla salute?
Sono consapevoli che i continui tagli operati da tutti i governi nazionali e regionali che si sono avvicendati in questi anni hanno determinato una vergognosa situazione della rete ospedaliera, ormai collassata?

Come in un flash back, rivedo scorrere le immagini dei telegiornali di qualche anno fa e mi tornano alla mente quelle "spese pazze" di Franco Fiorito, l'ex tesoriere e capogruppo del PDL in Regione, e quel "piano miracoloso" della governatrice Renata Polverini che da un lato chiedeva sacrifici ai cittadini con tagli ai servizi sanitari e dall'altro, con leggi e regolamenti, regalava fiumi di denaro ai gruppi e ai consiglieri della regione.
E dietro la cortina fumogena delle belle parole si chiudevano ospedali, pronto soccorsi, si riducevano servizi e si tagliavano posti letto, mentre milioni e milioni venivano intascati dai consiglieri, con stipendi doppi rispetto a quelli dei loro colleghi della Lombardia, e dal presidente che arrivava a guadagnare quasi come Barack Obama.
Evidentemente per quella Giunta il rigore valeva solo per gli altri.

Uno schiaffo alla povera gente che non può neanche più curarsi.

G. D’Angelo
Marzo 2014