Primi risultati per la riforma Fornero, nuovo record della disoccupazione giovanile

Immaginatevi un ventenne seduto pigramente su una panchina di un parco con uno smartphone in mano, in un futuro non molto lontano da oggi.
«Caro nipote oggi è un gran giorno per me.» Disse un vecchietto al giovane e sorridendo aggiunse: «Dopo una vita di lavoro e di sacrifici è giunto finalmente il momento. Sono contento e sollevato.»
Il giovane con lo smartphone in mano, rigorosamente ultimo modello, mentre continuava a whatsappare, chiese al vecchietto: «Nonno, cosa è successo? Finalmente vai in pensione?»
«No, mi assumono a tempo indeterminato.»
Come cambiano le cose.
Qualche anno fa nei parchi c’erano le persone di una certa età, li vedevi, con i loro capelli bianchi o grigi, seduti sulle panchine a leggere il giornale. A volte s’incontravano pure dei quarantenni o cinquantenni anch’essi pensionati giacché i politici del tempo lo permettevano. Oggi invece i vecchi stanno al lavoro mentre i giovani gironzolano nei giardinetti nullafacenti. Ecco i risultati delle scelte dei politici e dei professori della Bocconi che, per ripianare i conti, hanno allungato l’età pensionabile, rallentando così il ricambio generazionale.
Forse era meglio che questi politici, prima di decidere, sperimentassero di persona l’alzarsi alle sei del mattino, prendere un treno spesso in ritardo, stracolmo di pendolari, in vagoni insufficienti e provare ad affrontare una giornata lavorativa da ultrasessantenni. Avrebbero compreso che i giovani sono nel pieno delle loro forze mentre gli ultrasessantenni sono consumati dall’età e, dopo una vita operosa, ormai esausti. Avrebbero dato il giusto valore all’entusiasmo, alle forze ed energie dei giovani e fatto di tutto per evitare di sprecare quell’età lavorativa.
Invece i nostri politici viaggiano in treni ad alta velocità, seduti comodamente in poltrone di scompartimenti con aria condizionata e non si rendono conto di come sia difficile vivere con l’incubo della disoccupazione e della precarietà, con il disagio, l’incertezza e la frustrazione per un posto di lavoro da conservare e difendere, ad ogni costo, fino a tarda età.
Il giovane alzò lo sguardo e si accorse che il nonno stava sorridendo.
Smise di whatsappare.
Da tanto non lo vedeva così.
Non capiva se dietro quel sorriso c’era la contentezza per un’insperata vittoria oppure solo l’ironica amarezza per l’ultima beffa, quella di aver trovato la stabilità proprio ora che il tempo gli aveva rubato la freschezza della gioventù e la voglia di lavorare.
Se lo immaginò come un soldato che aveva atteso impaziente la guerra e l’aveva trovata solo quando, ormai vecchio e privo di forze, non aveva più voglia di combattere.

G. D’Angelo